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La rivoluzione morbida: Perché la soft-skills intelligence guida il successo organizzativo
Autore
Dave Winsborough
Creato il
9 luglio 2025
"Nelle piccole cose fidatevi della mente, nelle grandi del cuore".
Sigmund Freud

L'intuizione di Freud va al cuore di una sfida cruciale per le organizzazioni moderne: la tendenza a privilegiare il misurabile rispetto al significativo, il tecnico rispetto all'umano. Eppure, come rivela la previsione del WorldEconomic Forum sulle Core Skills per il 2025, le capacità più cruciali per il successo futuro sono prevalentemente incentrate sull'uomo: resilienza, leadership, empatia e pensiero creativo sono tra i requisiti principali Le soft skills superano le "hard skills" di due a uno.

Questo non dovrebbe sorprenderci.

Quando Google, attraverso il Progetto Aristotele, ha cercato di individuare le caratteristiche di un team perfetto, si aspettava di scoprire che i team migliori erano quelli composti dagli individui più brillanti e con le capacità tecniche più elevate.

Invece, hanno scoperto qualcosa di profondo: ciò che distingueva i team ad alte prestazioni non era la brillantezza individuale, ma la "sicurezza psicologica", ossia la capacità di assumersi rischi senza sentirsi insicuri o imbarazzati. I team di maggior successo non erano quelli con il più alto QI, ma quelli che mostravano la più alta intelligenza emotiva e sensibilità sociale.

Le implicazioni sono chiare: in un'epoca di intelligenza artificiale e automazione, le nostre competenze più preziose non sono quelle tecniche (classificate solo al sesto posto nelle previsioni del WEF), ma le nostre capacità unicamente umane di connessione sociale e comprensione emotiva. Eppure, paradossalmente, molte organizzazioni continuano a sottovalutare queste competenze critiche, liquidandole come competenze "morbide" in un mondo aziendale dai toni duri.

Questo rifiuto riflette un profondo pregiudizio culturale. In molti ambienti aziendali, le qualità tradizionalmente maschili, come l'assertività e la padronanza tecnica, sono apprezzate rispetto a quelle tradizionalmente femminili, come l'empatia e la costruzione di relazioni (al settimo posto nella classifica del WEF). Questa mentalità di genere crea pericolosi punti ciechi. E questo nonostante le ricerche dimostrino che le organizzazioni con un'elevata intelligenza emotiva ottengono una redditività superiore del 23% rispetto a quelle che si concentrano esclusivamente sulle capacità tecniche.

Non si tratta di "cose belle" periferiche, ma di capacità umane fondamentali che guidano il successo organizzativo. Consentono ai leader di:

  • Costruire la fiducia tra team diversi
  • Navigare in dinamiche interpersonali complesse
  • Promuovere l'innovazione attraverso la sicurezza psicologica
  • Adattarsi a circostanze in rapida evoluzione
  • Ispirare e motivare gli altri verso obiettivi condivisi

Una ricerca McKinsey ha evidenziato il peso crescente che i datori di lavoro attribuiscono loro. Le soft skills sono anche il segno distintivo del potenziale umano, l'unico vero vantaggio competitivo in un ambiente in cui i candidati possono trovarsi di fronte a compiti che non hanno mai svolto prima.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Mentre l'intelligenza artificiale gestisce sempre più compiti tecnici, le nostre capacità unicamente umane diventano più preziose, non meno. Le organizzazioni che riconoscono e coltivano queste capacità prospereranno; quelle che non lo fanno rischiano di creare ambienti di lavoro sterili e inefficaci che non riescono a sfruttare i maggiori punti di forza dell'umanità.

L'enfasi posta dal WEF sulla curiosità e sull'apprendimento permanente (8°) evidenzia un'altra verità cruciale: il futuro non appartiene a coloro che sono in grado di eseguire semplicemente i compiti in modo efficiente, ma a coloro che sono in grado di adattarsi, imparare e crescere continuamente nelle loro capacità umane. Ciò richiede alle organizzazioni di:

  • Valutare e sviluppare attivamente l'intelligenza emotiva
  • Creare ambienti che favoriscano la sicurezza psicologica
  • Valorizzare e premiare le capacità di costruire relazioni
  • Investite in una formazione che sviluppi le capacità interpersonali

L'ironia della sorte vuole che, nella fretta di abbracciare l'intelligenza artificiale e l'innovazione tecnica, rischiamo di trascurare proprio le qualità che ci rendono unicamente umani - e unicamente preziosi. Le cosiddette "soft skills" non sono affatto soft: sono le capacità più dure e preziose che possediamo.

Alle soglie dell'era dell'intelligenza artificiale, dobbiamo ricordare che le nostre competenze più preziose non sono quelle che le macchine possono replicare, ma quelle che ci rendono insostituibilmente umani.

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Autore
Dave Winsborough
Creato il
14 gennaio 2025
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Sigmund Freud

L'intuizione di Freud va al cuore di una sfida cruciale per le organizzazioni moderne: la tendenza a privilegiare il misurabile rispetto al significativo, il tecnico rispetto all'umano. Eppure, come rivela la previsione del WorldEconomic Forum sulle Core Skills per il 2025, le capacità più cruciali per il successo futuro sono prevalentemente incentrate sull'uomo: resilienza, leadership, empatia e pensiero creativo sono tra i requisiti principali Le soft skills superano le "hard skills" di due a uno.

Questo non dovrebbe sorprenderci.

Quando Google, attraverso il Progetto Aristotele, ha cercato di individuare le caratteristiche di un team perfetto, si aspettava di scoprire che i team migliori erano quelli composti dagli individui più brillanti e con le capacità tecniche più elevate.

Invece, hanno scoperto qualcosa di profondo: ciò che distingueva i team ad alte prestazioni non era la brillantezza individuale, ma la "sicurezza psicologica", ossia la capacità di assumersi rischi senza sentirsi insicuri o imbarazzati. I team di maggior successo non erano quelli con il più alto QI, ma quelli che mostravano la più alta intelligenza emotiva e sensibilità sociale.

Le implicazioni sono chiare: in un'epoca di intelligenza artificiale e automazione, le nostre competenze più preziose non sono quelle tecniche (classificate solo al sesto posto nelle previsioni del WEF), ma le nostre capacità unicamente umane di connessione sociale e comprensione emotiva. Eppure, paradossalmente, molte organizzazioni continuano a sottovalutare queste competenze critiche, liquidandole come competenze "morbide" in un mondo aziendale dai toni duri.

Questo rifiuto riflette un profondo pregiudizio culturale. In molti ambienti aziendali, le qualità tradizionalmente maschili, come l'assertività e la padronanza tecnica, sono apprezzate rispetto a quelle tradizionalmente femminili, come l'empatia e la costruzione di relazioni (al settimo posto nella classifica del WEF). Questa mentalità di genere crea pericolosi punti ciechi. E questo nonostante le ricerche dimostrino che le organizzazioni con un'elevata intelligenza emotiva ottengono una redditività superiore del 23% rispetto a quelle che si concentrano esclusivamente sulle capacità tecniche.

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La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Mentre l'intelligenza artificiale gestisce sempre più compiti tecnici, le nostre capacità unicamente umane diventano più preziose, non meno. Le organizzazioni che riconoscono e coltivano queste capacità prospereranno; quelle che non lo fanno rischiano di creare ambienti di lavoro sterili e inefficaci che non riescono a sfruttare i maggiori punti di forza dell'umanità.

L'enfasi posta dal WEF sulla curiosità e sull'apprendimento permanente (8°) evidenzia un'altra verità cruciale: il futuro non appartiene a coloro che sono in grado di eseguire semplicemente i compiti in modo efficiente, ma a coloro che sono in grado di adattarsi, imparare e crescere continuamente nelle loro capacità umane. Ciò richiede alle organizzazioni di:

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Questo non dovrebbe sorprenderci.

Quando Google, attraverso il Progetto Aristotele, ha cercato di individuare le caratteristiche di un team perfetto, si aspettava di scoprire che i team migliori erano quelli composti dagli individui più brillanti e con le capacità tecniche più elevate.

Invece, hanno scoperto qualcosa di profondo: ciò che distingueva i team ad alte prestazioni non era la brillantezza individuale, ma la "sicurezza psicologica", ossia la capacità di assumersi rischi senza sentirsi insicuri o imbarazzati. I team di maggior successo non erano quelli con il più alto QI, ma quelli che mostravano la più alta intelligenza emotiva e sensibilità sociale.

Le implicazioni sono chiare: in un'epoca di intelligenza artificiale e automazione, le nostre competenze più preziose non sono quelle tecniche (classificate solo al sesto posto nelle previsioni del WEF), ma le nostre capacità unicamente umane di connessione sociale e comprensione emotiva. Eppure, paradossalmente, molte organizzazioni continuano a sottovalutare queste competenze critiche, liquidandole come competenze "morbide" in un mondo aziendale dai toni duri.

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Non si tratta di "cose belle" periferiche, ma di capacità umane fondamentali che guidano il successo organizzativo. Consentono ai leader di:

  • Costruire la fiducia tra team diversi
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  • Promuovere l'innovazione attraverso la sicurezza psicologica
  • Adattarsi a circostanze in rapida evoluzione
  • Ispirare e motivare gli altri verso obiettivi condivisi

Una ricerca McKinsey ha evidenziato il peso crescente che i datori di lavoro attribuiscono loro. Le soft skills sono anche il segno distintivo del potenziale umano, l'unico vero vantaggio competitivo in un ambiente in cui i candidati possono trovarsi di fronte a compiti che non hanno mai svolto prima.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Mentre l'intelligenza artificiale gestisce sempre più compiti tecnici, le nostre capacità unicamente umane diventano più preziose, non meno. Le organizzazioni che riconoscono e coltivano queste capacità prospereranno; quelle che non lo fanno rischiano di creare ambienti di lavoro sterili e inefficaci che non riescono a sfruttare i maggiori punti di forza dell'umanità.

L'enfasi posta dal WEF sulla curiosità e sull'apprendimento permanente (8°) evidenzia un'altra verità cruciale: il futuro non appartiene a coloro che sono in grado di eseguire semplicemente i compiti in modo efficiente, ma a coloro che sono in grado di adattarsi, imparare e crescere continuamente nelle loro capacità umane. Ciò richiede alle organizzazioni di:

  • Valutare e sviluppare attivamente l'intelligenza emotiva
  • Creare ambienti che favoriscano la sicurezza psicologica
  • Valorizzare e premiare le capacità di costruire relazioni
  • Investite in una formazione che sviluppi le capacità interpersonali

L'ironia della sorte vuole che, nella fretta di abbracciare l'intelligenza artificiale e l'innovazione tecnica, rischiamo di trascurare proprio le qualità che ci rendono unicamente umani - e unicamente preziosi. Le cosiddette "soft skills" non sono affatto soft: sono le capacità più dure e preziose che possediamo.

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9 luglio 2025
"Nelle piccole cose fidatevi della mente, nelle grandi del cuore".
Sigmund Freud

L'intuizione di Freud va al cuore di una sfida cruciale per le organizzazioni moderne: la tendenza a privilegiare il misurabile rispetto al significativo, il tecnico rispetto all'umano. Eppure, come rivela la previsione del WorldEconomic Forum sulle Core Skills per il 2025, le capacità più cruciali per il successo futuro sono prevalentemente incentrate sull'uomo: resilienza, leadership, empatia e pensiero creativo sono tra i requisiti principali Le soft skills superano le "hard skills" di due a uno.

Questo non dovrebbe sorprenderci.

Quando Google, attraverso il Progetto Aristotele, ha cercato di individuare le caratteristiche di un team perfetto, si aspettava di scoprire che i team migliori erano quelli composti dagli individui più brillanti e con le capacità tecniche più elevate.

Invece, hanno scoperto qualcosa di profondo: ciò che distingueva i team ad alte prestazioni non era la brillantezza individuale, ma la "sicurezza psicologica", ossia la capacità di assumersi rischi senza sentirsi insicuri o imbarazzati. I team di maggior successo non erano quelli con il più alto QI, ma quelli che mostravano la più alta intelligenza emotiva e sensibilità sociale.

Le implicazioni sono chiare: in un'epoca di intelligenza artificiale e automazione, le nostre competenze più preziose non sono quelle tecniche (classificate solo al sesto posto nelle previsioni del WEF), ma le nostre capacità unicamente umane di connessione sociale e comprensione emotiva. Eppure, paradossalmente, molte organizzazioni continuano a sottovalutare queste competenze critiche, liquidandole come competenze "morbide" in un mondo aziendale dai toni duri.

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Invece, hanno scoperto qualcosa di profondo: ciò che distingueva i team ad alte prestazioni non era la brillantezza individuale, ma la "sicurezza psicologica", ossia la capacità di assumersi rischi senza sentirsi insicuri o imbarazzati. I team di maggior successo non erano quelli con il più alto QI, ma quelli che mostravano la più alta intelligenza emotiva e sensibilità sociale.

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